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Il nome della pubblicità di un tempo: scopri come veniva chiamata prima dell’era moderna

Quando si trova un vecchio manifesto in un mercatino, la parola che ricorre non è mai « pubblicità ». Si legge « réclame », a volte « annuncio », persino « avviso al pubblico ». Questi termini non sono semplici…

Typographe des années 1920 arrangeant des caractères en plomb dans un atelier d'imprimerie vintage, illustrant les origines de la publicité ancienne

Quando si trova un vecchio manifesto in un mercatino, la parola che ricorre non è mai « pubblicità ». Si legge « réclame », a volte « annuncio », persino « avviso al pubblico ». Questi termini non sono semplici sinonimi antiquati: traducono pratiche, supporti e intenzioni commerciali molto diverse da ciò che oggi chiamiamo pubblicità.

Propaganda commerciale: il termine dimenticato dei cataloghi e della vendita per corrispondenza

La maggior parte dei racconti sulla storia della pubblicità passa direttamente dalla « réclame » alla « pubblicità moderna ». Esiste però una fase intermedia che ha segnato decenni di attività commerciale in Francia: la propaganda commerciale.

Tra gli anni 1930 e 1950, negli ambienti professionali (sindacati imprenditoriali, grandi case di vendita per corrispondenza), non si parlava di « campagna pubblicitaria » ma di « propaganda commerciale ». Il termine designava un insieme di azioni coordinate per far conoscere un prodotto, molto prima che la parola « campagna di comunicazione integrata » apparisse.

Il confine semantico tra « propaganda » e « pubblicità » è molto più tardivo di quanto si ripeta abitualmente. Lo si associa al ritiro della parola « propaganda » dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando il suo uso politico l’ha resa tossica. Per ritrovare il nome della pubblicità di una volta, è quindi necessario esplorare anche questo vocabolario imprenditoriale, non solo nei manifesti illustrati.

Storica che osserva insegne pubblicitarie dipinte a mano su una facciata di un edificio degli anni 1930, evocando le prime forme di réclame commerciale

Réclame, annuncio, avviso: tre parole per tre usi concreti

Si usa spesso « réclame » come un contenitore nostalgico. In realtà, ogni termine corrispondeva a un supporto e a una logica commerciale distinti.

  • L’annuncio designava un testo breve, a pagamento, inserito nella stampa. Serviva a vendere un bene specifico (terreno, mobile, servizio) e si avvicinava all’attuale annuncio. Niente immagini, niente slogan: solo testo, un prezzo, un indirizzo.
  • La réclame è apparsa come un articolo di stampa redatto per assomigliare a contenuto editoriale, inserito nelle colonne del giornale. L’accento era posto sulla forma visiva e sull’impressione artistica piuttosto che sull’argomentazione razionale. È l’antenato diretto del pubblicitario.
  • L’avviso al pubblico apparteneva alla comunicazione istituzionale o municipale. Veniva annunciato per strada (banditori pubblici) o affisso alle porte delle chiese e dei mercati. La sua funzione principale non era commerciale ma informativa, anche se i commercianti ne approfittavano per segnalare i loro prodotti.

Questa distinzione è crollata nel corso del XIX secolo, quando la stampa ha permesso di combinare testo e immagine su manifesti a colori. I manifesti come Jules Chéret o Toulouse-Lautrec a Parigi hanno confuso il confine tra réclame e arte, creando un oggetto ibrido che la società non sapeva più nominare con una sola parola.

Il passaggio a « pubblicità » in Francia

La parola « pubblicità » esisteva in francese fin dagli anni 1630, ma allora designava il carattere pubblico di un atto giuridico (la « pubblicità dei dibattiti »). Il suo spostamento verso il significato commerciale si è operato gradualmente nel XIX secolo, man mano che la stampa diventava un mercato pubblicitario a tutti gli effetti.

L’influenza della terminologia americana ha anche accelerato questo spostamento. Oltre Atlantico, si distingueva tra « advertising » (annuncio commerciale a pagamento) e « publicity/public relations » (gestione dell’opinione). L’importazione di questa griglia di lettura in Francia, soprattutto nel periodo tra le due guerre, ha spinto i professionisti ad adottare « pubblicità » come termine generico che racchiude tutte le forme di promozione commerciale.

Manifesti pubblicitari e nostalgia della réclame: un meccanismo di marketing attuale

Si potrebbe pensare che questi vecchi termini interessino solo gli storici. I marchi dimostrano il contrario.

Sin dall’inizio degli anni 2000, diversi marchi (Coca-Cola, marche di biscotti, prodotti alimentari « alla vecchia maniera ») riattivano volontariamente la parola « réclame » e lo stile visivo dei manifesti pubblicitari dell’inizio del XX secolo nelle loro campagne. L’obiettivo non è documentario: è un meccanismo di nostalgia pubblicitaria, analizzato da ricercatori in neuromarketing come leva di attaccamento emotivo.

Archivista che sfoglia un catalogo commerciale del XIX secolo in una biblioteca antica, illustrando la storia e il vocabolario della pubblicità prima dell'era moderna

In pratica, si ritrova questo procedimento su diversi supporti:

  • Packaging retrò con tipografie « in stile réclame » e colori saturi (rosso, giallo, blu notte)
  • Manifesti in edizione limitata che riproducono lo stile litografico del XIX secolo
  • Spot video che parodiano le prime pubblicità cinematografiche, con grana di pellicola e voce fuori campo enfatica

Questo riciclo funziona perché la parola « réclame » attiva un immaginario preciso: quello di un’epoca in cui la promozione era artigianale, locale, quasi candida. Al contrario, « pubblicità » evoca strategia, targeting, dati. La scelta della parola antica diventa essa stessa uno strumento pubblicitario.

Vocabolario pubblicitario e evoluzione del mercato francese

Il passaggio dalla réclame alla pubblicità non è solo una questione di dizionario. Riflette una trasformazione del mercato e della società francese.

Finché la promozione rimaneva una questione di tipografo e banditore, il vocabolario rimaneva frammentato: annuncio, réclame, avviso, ciarlataneria. L’industrializzazione della stampa, poi l’arrivo della radio e del cinema, hanno imposto una nuova professione (l’agente pubblicitario, antenato del pubblicitario) e una parola unica per designarla.

I resoconti variano sul momento esatto in cui « pubblicità » ha definitivamente sostituito « réclame » nell’uso comune. Ciò che si può constatare è che i manuali professionali degli anni 1960 in Francia utilizzano quasi esclusivamente « pubblicità », mentre « réclame » persiste nel linguaggio popolare fino agli anni 1970-1980, soprattutto tra le generazioni nate prima della guerra.

La parola che si usa per descrivere una pratica commerciale non è mai neutra. Ogni termine porta con sé la sua epoca, i suoi supporti e i suoi rapporti di forza tra venditore e acquirente. La prossima volta che un marchio riporta la parola « réclame » su un imballaggio, il meccanismo è trasparente: il vocabolario di ieri serve a innescare un attaccamento emotivo, mentre la strategia di diffusione rimane quella di oggi.

Il nome della pubblicità di un tempo: scopri come veniva chiamata prima dell’era moderna